La Parlata

Nei testi destinati alle scuole e, forse, anche nel loro parlar quotidiano, gli ebrei hanno usato per le loro traduzioni bibliche, fin dai primi secoli della lingua italiana, un modo linguistico che, per molti aspetti, si differenzia dall’italiano antico: il cosiddetto giudeo-italiano.

Dopo la chiusura nei ghetti (sec. XVI), essi assunsero quasi sempre i vari dialetti locali, inserendovi spesso parole ebraiche, adattate alle strutture dialettali. Ogni comunità ebbe così la propria parlata: giudeo-romanesco, giudeo-livornese (bagitto), giudeo-veneziana.

La parlata giudeo-veneziana è dunque un complesso di espressioni, locuzioni, proverbi, modi di dire di origine ebraica, per la maggior parte, ma anche di derivazione tedesca o spagnola, inseriti nel tessuto dialettale lagunare, ma la cui specificità va ricercata, oltre che nell’aspetto linguistico, anche nella mentalità e nello spirito del ghetto che esso riflette.