Azarel, Kàroly Pap

Oggi il consiglio del libraio è “Azarel”, opera del 1937 dello scrittore ungherese Kàroly Pap, internato a Buchenwald nel 1944 e morto a Bergen-Belsen nel 1945. “Azarel” è edito da Fazi Editore.

Tra Gyuri e la sua famiglia l’incomprensione è totale. Allevato secondo i principi della Torah, e in un totale isolamento dal nonno Geremia, un rabbino ultraortodosso convinto che il contatto con i “pagani” contribuirà a «bruciare il popolo ebraico nel forno dell’esilio» – parole terribilmente profetiche in un libro pubblicato per la prima volta nel 1937-, solo alla morte del vecchio il bambino torna dai genitori. Intelligente e fragile, Gyuri ben presto avverte il contrasto tra il modo in cui era vissuto fino ad allora, incentrato su una fede primitiva e assoluta, basata sulla verità e sulla purezza, e la nuova realtà, fatta di una religione ipocrita e di continui compromessi col mondo moderno. Inizia così a mettere in atto una ribellione che si fa sempre più scoperta. Nulla e nessuno si salva dalla sua analisi spietata e dissacrante e dalle sue continue provocazioni, mentre con la sua veemente logica infantile fa a pezzi il mondo degli adulti. Alla fine, incapace dell’obbedienza che il padre si aspetta da lui, Gyuri fugge di casa, mendica per le strade e precipita in una profonda forma di eccitazione che lo porta a rasentare la follia.
Scritto con una sensibilità che riecheggia Isaac Babel e Henry Roth, Azarel è una storia realistica e potente che ci racconta la vulnerabilità e gli eccessi dell’animo infantile, il contrasto tra fede e libertà, la ricerca disperata di quell’amore che non sarà mai trovato.